Carlo Scarpa

 

Carlo Scarpa nasce nel 1906 a Venezia. Dal 1922 al 1924 collabora con l’architetto Vincenzo Rinaldo e nel 1926 ottiene il diploma in disegno d’architettura alla Reale Accademia di Belle Arti di Venezia. Durante gli anni trascorsi all’Accademia stringe rapporti d’amicizia con l’ingegnere Carlo Maschietto e con il Pittore Mario de Luigi che diverrà costante collaboratore nei lavori di arredamento e restauro. Nel 1926, appena laureato inizia la sua attività didattica presso l’Istituto Superiore di Architettura di Venezia. Parallelamente la sua produzione grafica di questo periodo è legata alla sua attività muranese, disegnando vetri prima per la ditta Maestri di Giacomo Cappellin e poi per la più importante ditta Venini. Nel 1930 Scarpa ha occasione di conoscere attraverso un vasto repertorio di immagini l’opera di Mies van der Rohe e Frank Lloyd Wright. Nel 1935 ottiene la prima importante commessa pubblica: il restauro di Ca’ Foscari. Nel 1945 vienie incaricato dalla Sovrintendenza di Venezia del riordino generale delle gallerie dell’Accademia, lavoro che lo occuperà a più riprese per vent’anni. Nel 1948 Scarpa allestisce la mostra retrospettiva di Paul Klee, per la XXIV Biennale di Venezia.Nel 1950 realizza il padiglione del libro ai giardini di Sant’ Elena catturando l’interesse della pubblicistica. Nel 1951 incontra Wright a Venezia e nel 1953 inizia il restauro di palazzo Abatellis a Palermo mentre a Messina allestisce la mostra “Antonello da Messina e il Quattrocento siciliano”. Negli stessi anni, su suggerimento dell’architetto Gasparini, progetta per il governo venezuelano  il padiglione del Venezuela ai giardini di Sant’Elena. Il 22 dicembre 1956 Scarpa vince il premio nazionale Olivetti per l’architettura e nel medesimo anno cura l’allestimento a Roma della mostra di Mondrian presso la Galleria nazionale d’arte moderna. Mentre la sua fama va crescendo finisce in tribunale per accuse mosse contro la leicità del suo operare dall’Ordine degli Architetti di Venezia. Le numerose cause giudiziarie anche se vinte lasciarono in lui tracce dolorose infatti amava farsi chiamare professore e non architetto. Nel 1958 si inaugura a Verona, con la mostra “da Altichiero a Pisanello”, la prima parte del restauro di Castelvecchio.Nel 1962 si trasferisce da Venezia ad Asolo e nel medesimo anno ottiene a Roma il premio nazionale IN-ARCH per il restauro del museo di Castelvecchio.Nel 1966 è invitato a partecipare al concorso internazionale per la progettazione di una nuova pinacoteca a Monaco di Baviera e di presentare i suoi lavori alla mostra organizzata dal Museum of Modern Art di New York. Nel 1967 Scarpa  ottiene il premio della Presidenza della Repubblica per l’architettura. Sempre nel ’67 visita in America le opere di Wright e incontra Louis Kahn architetto da lui molto apprezzato.Allestisce la sezione “la poesia” del padiglione italiano all’Expo del ’67 di Montreal. Nel 69′ allestisce in California la mostra dei disegni di Erich Mendelsohn e a londra la mostra degli affreschi Fiorentini. Partecipa al concorso per il nuovo teatro di Vicenza. Nel 1970 allestisce a Londra la mostra su Giorgio Morandi e viene nominato membro del Royal British Institute of Design. Nel ’72 si trasferisce da Asolo a Vicenza e diverrà Magnifico Rettore della facoltà di Architettura di Venezia. Nel 1974 presenta le proprie opere alla Heinz Gallery di Londra, e organizza una mostra personale a Vicenza. Nel 1975 allestisce a Parigi una mostra personale sulle sue opere e viene nominato membro onorario della fondazione Pier Chareu. Nel 1976 è nominato Accademio nazionale di San Luca. Nel 1978 allestisce una mostra personale presso la galleria I.D. di Madrid. L’Istituto di Architettura di Venezia gli conferisce la laurea in architettura honoris causa solo pochi mesi prima della sua morte avvenuta in Giappone il 28 Novembre 1978. Le sue spoglie sono state inumate nella tomba Brion a San Vito d’Altivole presso Asolo.

 

Nulla è finito, nulla è compiuto. L’architettura è una continua evoluzione verso ciò che non si riesce a raggiungere, ciò che non si può raggiungere: la perfezione. Vi è nell’opera di Scarpa una ricerca continua, improcrastinabile, sicuramente folle, volta a cogliere l’attimo da immortalare usando calcestruzzo, pietra, acciaio. Purtroppo l’attimo esatto in cui si coglie l’essenza è già passato perciò tutto è da rifare, da ripensare, da ricomporre. Questo significa che l’architettura è infinito e l’architetto diviene il poeta che genialmente riesce a trasmettere una infinitesima percezione dell’assoluto. La ricerca ostinata del particolare, la splendida sensazione di equilibrio, di rapporto del medesimo inserito in un contesto, Contesto che nutre per il particolare un timore reverenziale,  una sorta di profondo rispetto verso ciò che è bello nella forma  umanamente assoluta.

R.T.

Quando un maestro crede di aver sbagliato, non mette soltanto in dubbio la competenza personale, ma addirittura le competenze professionali. Carlo Scarpa fu uno di quei rari maestri che esrcitano il dubbio fino in fondo, e poteva dichiarare “io non finisco mai i miei lavori”. Se c’è un aspetto zen in questa ricerca della perfezione – che d’altro canto potrebbe essere anche pentimento – è quello della sua sorte personale, che si manifestò nell’improvvisa morte in Giappone, 11 giorni dopo un infortunio accadutigli a Sendai. Il numero 11 aveva per Carlo Scarpa un significato ambiguo, carico di magia e di stregato potere. L’architetto impiegò l’11a volte come semplice misura, a volte come cifra di significati alquanto ermetici.

K.W.F.

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